L’ultima generazione della Nissan Primera era più di una semplice auto familiare; era un sintomo di un panorama automobilistico in evoluzione. Sebbene sia arrivato durante l’era di ripresa di Nissan sotto l’influenza della Renault, il DNA del modello affondava le sue radici in un periodo molto più turbolento della storia dell’azienda.
La sfida “Volo verso Premium”.
Per capire perché la Primera ha avuto difficoltà, bisogna guardare alle tendenze del mercato tra la fine degli anni ’90 e l’inizio degli anni 2000. In questo periodo si è assistito a quella che gli analisti del settore hanno definito la “fuga verso il premium”.
Gli acquirenti europei si stavano allontanando sempre più dai marchi tradizionali e verso produttori di lusso tedeschi come BMW, Mercedes-Benz e Audi. Questo cambiamento non riguardava solo il prestigio; è stato guidato dall’economia. Le auto premium spesso mantenevano meglio il loro valore, rendendole più convenienti da noleggiare, un fattore cruciale per il crescente mercato delle flotte.
Con l’evoluzione delle politiche automobilistiche aziendali, i dipendenti (gli “utenti che scelgono”) non sono più stati costretti a utilizzare modelli base come la vecchia Ford Cortina. Invece, hanno chiesto veicoli con status. Per Nissan, competere con una BMW dotata di “doppio rene” è diventata una battaglia in salita.
L’influenza BMW: da P10 a P11
La strategia iniziale di Nissan per la Primera è stata quella di prendere in prestito il linguaggio estetico dei suoi rivali tedeschi per colmare questo divario di prestigio.
- P10 (1990): Un significativo passo avanti rispetto alla banale Bluebird, la Primera originale presentava uno stile più deciso e un telaio molto apprezzato. Ha anche adottato sottili spunti di design BMW, come il “nodo Hofmeister” nei finestrini laterali posteriori.
- P11 (1996–2001): questa generazione ha seguito una politica di modifiche incrementali e coerenti simili alla filosofia di design BMW. Il restyling del 1999 ha introdotto le doppie griglie Nissan “ad ala volante”, che sembravano decisamente tedesche.
Sebbene queste auto fossero ottimi guidatori, come dimostrano le vittorie del British Touring Car Championship (BTCC) nel 1998 e nel 1999, non riuscivano a colmare il divario per gli acquirenti che desideravano il vero lusso.
Il P12: una svolta radicale
Quando nel 2001 arrivò la terza generazione (la P12), Nissan abbandonò l’imitazione del design tedesco in favore di qualcosa di molto più audace. Guidato dal designer Stephane Schwarz, l’obiettivo era quello di creare un’auto con una silhouette da coupé senza sacrificare la praticità richiesta a un veicolo familiare.
La P12 si allontanò dal tradizionale formato della berlina, concentrandosi invece su berline e station wagon. Questa era ha introdotto diversi cambiamenti chiave:
- Design salvaspazio: Nonostante le sue linee eleganti, l’auto manteneva un ampio portellone posteriore e un abitacolo spazioso.
- Interni futuristici: Il cruscotto si è allontanato dai layout tradizionali verso un’architettura da “astronave”. Questo presentava un arco centrale di strumenti, un grande schermo centrale e un mazzo di controlli orizzontale.
- Focus high-tech: Per competere con i marchi premium, Nissan ha dotato il P12 di equipaggiamenti e caratteristiche high-tech considerati nuovi all’inizio del millennio.
Conclusione
L’evoluzione della Primera riflette la lotta di Nissan per trovare la propria identità in un mercato ossessionato dal prestigio tedesco. Passando dallo stile ispirato alla BMW alla sperimentazione radicale e ad alto contenuto tecnologico, Nissan ha gettato le basi per la gamma di veicoli diversificata e rivoluzionaria che avrebbe infine portato al successo di Qashqai.
